sabato, aprile 21, 2018

Ancora un attentato a Tiberio Bentivoglio

4 marzo 2016

bentivoglio

Il contributo di Arci comitato territoriale di Reggio Calabria su ArciReport numero 8 del 3 marzo 2016

A Reggio l’antimafia italiana si gioca la faccia

Colpiti. Tutti, nessuno escluso. Le fiamme che hanno devastato il magazzino della Sanitaria Sant’Elia a Reggio Calabria, e hanno piegato ancora una volta l’infaticabile Tiberio Bentivoglio, sono l’ennesimo attacco ‘ndranghetista al vivere civile. Ma questa volta la faccenda, se possibile, è ancora più seria: perché l’incendio dello scorso 29 febbraio è in realtà una pesantissima ipoteca sul futuro democratico della città. E se la ‘ndrangheta vince qui, sia chiaro, non la si ferma più a Milano come a Roma, a Torino come a Bologna.
La storia di Tiberio e della moglie Enza è una storia di resistenza. Le richieste di mazzetta, le minacce, gli attentati partono addirittura negli anni ’90, fino al tentato omicidio in tempi recenti, estromettendo di fatto dal mercato un’azienda florida. Da allora la Sanitaria Sant’Elia è andata avanti grazie all’ostinazione dei Bentivoglio. La denuncia di Tiberio ai suoi estorsori ne ha fatto un testimone di giustizia, un simbolo, sempre in prima fila nelle iniziative di Libera e protagonista fisso ai campi antimafia dell’Arci, a Reggio Calabria e non solo. Ma quella denuncia ha reso Tiberio e la sua famiglia degli alieni in un rione e sotto il pieno controllo mafioso, dove anche gli uomini della Chiesa hanno remato contro l’antimafia sociale. Lì, però, secondo i giudici la ‘ndrangheta non esiste, i mafiosi sarebbero solo dei criminali comuni (sic). Ecco perché, nel suo libro Colpito, Tiberio ha raccontato di profonde resistenze, di ostacoli e ostilità da parte del mondo istituzionale, una zona grigia che è il vero cancro da combattere.
L’ultimo atto del dramma arriva a un passo dalla svolta: la Sanitaria stava per trasferirsi in un bene confiscato in pieno centro, e per questo tutta la merce era stata sistemata in un magazzino temporaneo. Le fiamme chirurgiche hanno mandato in fumo il sogno di una vita. Il presidio di solidarietàconvocato dal sindaco Giuseppe Falcomatà ha dato segnali di speranza, ma anche lanciato inquietanti allarmi. A dare l’abbraccio simbolico ai Bentivoglio è arrivata la Reggio impegnata, quella delle associazioni e degli scout, tanti giovani, gente incazzata ma anche frustrata dalla mancanza di risultati. C’è chi si è rimboccato le maniche e ha dato manforte al Comitato “Un seme per Enza e Tiberio” (la raccolta prosegue su Facebook). Il resto della città guarda con distrazione, perché collusa o perché non ci crede più. D’altronde, a quel presidio non c’era un solo politico con un ruolo nazionale, lo Stato ancora una volta assente (occorre usare il concetto con parsimonia, è vero, ma quando ci vuole, ci vuole!).
In Prefettura, il comitato per l’ordine e la sicurezza ha garantito la massima vigilanza in vista dell’apertura della nuova Sanitaria del prossimo 15 marzo, a cui parteciperà anche Luigi Ciotti. Una data da appuntare nell’agenda politica nazionale. Perché adesso la Sanitaria deve aprire necessariamente i battenti, e in pompa magna, ma potrà farlo solo con l’impegno forte del governo. Così come potrà sopravvivere indisturbata solo se la città saprà vigilare con costanza. Ne va come è ovvio della credibilità della lotta antimafia, non solo a Reggio Calabria, ma in tutto il Paese. Camminiamo tutti insieme a un passo dal baratro.

Arcireport_n_8_-_2016

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